Numa Pompilio

Il re sabino che seguì Romolo

Numa Pompilio

Alla morte di Romolo seguì un interregno (interrex) di circa un anno (durante l'interregno prevalse l'autorità dei sabini, notizia confermata dalla successiva proclamazione del nuovo re sabino Numa Pompilio), nel corso del quale governarono i senatori, finché venne eletto, per acclamazione popolare (dopo l’acclamazione popolare, il Senato che era composto dai patres aveva il potere di confermare o meno la candidatura e la scelta. Una volta che il popolo e il senato si trovavano d’accordo, l’ultimo decisivo verdetto spettava agli dei; il candidato re, si presentava sul Campidoglio nella cima del Capitolinum nel luogo sacro dell’Auguraculum dove un sacerdote (Augure) lo preparava al volere degli dei. La cerimonia era detta Inaguratio cui segue la presa degli Auspici. Dalla vetta del Capitolinum il sacerdote scrutava il cielo nella direzione del Monte Albano in attesa che gli dei si pronunciavano. Il verdetto divino veniva poi comunicato al popolo romano riunito in attesa nel sottostante luogo del comizio (l’antico centro politico e di riunione della città), un re sabino, Numa Pompilio. Nato a Cures (capitale dei Sabini) il giorno in cui Romolo fondò Roma ("Cioè l’undicesimo antecedente alle calende di Maggio". Nicola Venanzi, la Sabina, ed. Faroni, Rieti 1977, pag. 28; la leggenda vuole che "la fondazione di Roma sia avvenuta verso la metà del VII secolo a.C.: Marrone […], credette di poterla fissare al 753 a.C., altri al 747" Edilio Leoni, La sabina nella storia di Roma, Rieti 1990 2, p. 43.), ebbe il trono nel 715 a.C. e lo tenne fino al 672, anno della sua morte. Numa, che la tradizione ci dipinge mezzo filosofo e mezzo santo (il nome Numa Pompilio, per alcuni altro non è che l’eponimo derivante dagli ordinamenti che gli venivano attribuiti; Numa da Nómos = legge; Pompilio da pompé = abito sacerdotale. Cfr. Antonio Brancati, Civiltà a confronto, Vol. I, La Nuova Italia, Firenze 1984, p. 293.) aveva un carattere per natura incline a tutte le virtù che affinò attraverso la disciplina, la mortificazione e lo studio; persuaso che il vero valore consistesse nel reprimere in se stessi i desideri disordinati mediante la ragione, si spogliò di tutte le passioni infamanti e di quella violenza-rapacità che caratterizzava i cuori barbari. Eliminato da casa sua ogni lusso superfluo, impiegava il suo tempo libero al servizio degli dei ricercando e contemplando razionalmente la loro natura e potenza. La sua fama e il suo nome divennero così grandi che Tito Tazio, re dei Sabini di Cures, fu introdotto a Roma dal tradimento di Tarpeia e dopo un combattimento, interrotto per l’intervento delle Sabine, si unì a Romolo col quale governò Romani e Sabini. collega di Romolo nel regno, lo scelse come sposo per sua figlia Tazia. Nonostante Tazia condivideva le scelte del marito, Numa non rimase mai entusiasta di questo legame umano. Dopo dodici anni di matrimonio, Tazia muore e fu l’occasione buona per Numa di abbandonare ogni consuetudine di vita cittadina e ritirarsi in campagna, frequentando boschi abitati dagli dei, prati sacri e luoghi solitari; ed è proprio in uno di questi boschi (presso una grotta sulla via Appia) che Numa incontrò la dea Egeria (in origine ninfa italica delle sorgenti e delle acque. Fu sposa, amica, ispiratrice di Numa Pompilio. Quando morì Numa, Egeria si ritirò a piangere ad Ariccia e allora Diana la tramutò in fonte. Le erano dedicate due fonti: una presso Porta Capena, l’altra presso il lago di Nemi e a Roma le era dedicato un tempio presso il Celio) che si concesse a lui e lo amò rendendolo un uomo felice perché gli permetteva di comunicare con le divinità. Virgilio (Virgilio Marone Publio,79- 19 a. C., celebre poeta romano) riconosce che il sabino re Numa Pompilio, fu il primo a dare delle leggi a Roma:
"Quís procul íll (e) autém ramís insígnis olívae Sácra feréns? Noscó crinís incánaque ménta Régis Rómaní, primám qui légibus úrbem Fúndabít, Curíbus parvís et paupere térra Míssus in imperíum magnúm"
"Chi (è) pertanto quello lontano cinto del ramo d'ulivo che porta gli arredi sacri? Conosco i capelli e il mento canuto del re Romano, che consoliderà la prima città colle leggi, chiamato dalla piccola Curi e da una povera terra ad un grande potere
Virgilio, Eneide , lib. VI, Ed. Sormani, Roma 1986, versi 809-810.

e Tito Livio lo ritenne il creatore di quella nuova etica sociale, i cui capisaldi e benefici precetti sono stati la guida, che l’umanità ha seguito per decine di secoli, e nel giudicarlo non esitò a veder riassunte nella sua grande saggezza le qualità proprie del popolo sabino:
"suopte igitur ingenio temperatum animum fuisse opinor magis, instructumque non tam peregrinis artibus quam disciplina tetrica ac tristi veterum Sabinorum, quo genere nullum quondam incorruptius fuit".
"Io credo perciò che egli fosse per sua disposizione naturale uno spirito temprato di virtù e in essa istruito non tanto da dottrine forestiere, quanto dalla rigida e severa disciplina dei Sabini antichi, gente integra quant'altra mai"
.
Tito Livio, Ab urbe conditia , lib. I, cap. XVIII; ed è stato sempre Tito Livio a confutare la leggenda secondo cui maestro di Numa sarebbe stato il samio Pitagora, che visse cento anni dopo di lui.

Una delle più importanti opere che intraprese Numa, fu quella della stesura del nuovo calendario dello Stato che da 340 giorni, divisi in dieci mesi, fu elevato a 355 giorni suddivisi in dodici mesi (aggiunse, seguendo il ciclo delle fasi lunari, il mese di gennaio in onore del dio Giano e febbraio da februa, festa consacrata ai morti). La riforma del calendario serviva per stabilire i giorni festivi e quelli fasti e nefasti
"Atque omnium primum ad cursus lunae in duodecim menses discribit annum; quem quia tricenos dies singulis mensibus luna non explet desuntque sex dies solido anno qui solstitiali circumagitur orbe, intercalariis mensibus interponendis ita dispensavit, ut vicesimo anno ad metam eandem solis unde orsi essent, plenis omnium annorum spatiis dies congruerent. Idem nefastos dies fastosque fecit quia aliquando nihil cum populo agi utile futurum erat"
"E divise l'anno in dodici mesi seguendo prima di tutto il ciclo della Luna; e poiché la Luna non lo completa con i singoli mesi di trenta giorni, ma avanzano sei giorni per un anno intero che completi il ciclo dei solstizi, stabilì di interporre mesi intercalari in modo che nel giro di 19 anni i giorni, tornando alla stessa posizione del sole dal quale erano partiti, collimassero in pieno con gli anni. Distinse poi i giorni in fasti e nefasti, perché in certi giorni non si dovessero prendere decisioni pubbliche
" Tito Livio, Ab urbe condita, lib. I.
Tale riforma, fu affidata ad una istituzione che creo lo stesso re, quella dei Pontifices. I Pontifices originariamente ingegneri costruttori di ponti di legno che collegavano le rive del Tevere, acquisiscono una funzione sacerdotale proprio con la rielaborazione del calendario, quasi ad indicare che il loro compito è quello di costruire quel ponte luminoso che congiungeva la sponda del mondo fisico e umano con quella del mondo soprannaturale e divino. Con tale calendario, Numa riuscì a creare non solo una sorta di gerarchia fra i vari dei, ma anche a dare dei punti di riferimento che furono decisivi nella crescita di Roma.Un’altra istituzione creata da Numa Pompilio, è quella dei Salii (Il collegio dei Salii era composto da ventiquattro sacerdoti: dodici Palatini addetti al culto di Martee dodici Collini addetti al culto di Quirino, e avevano il compito di custodire i dodici scudi sacri (uno – originale - dato direttamente da Giove e gli altri costruiti da Mamurio su incarico di Numa Pompilio) che portavano in processione, guidati dal loro capo, chiamato presule, durante le feste di marzo. Durante le danze i Salii pronunciavano carmi (axamenta), sacerdoti che avevano lo scopo di custodire lo scudo di bronzo (Ancile) del dio Marte, ricevuto direttamente in dono da Giove e di aprire e chiudere il periodo di guerra.
Da tenere presente che oltre ad essere capo dello Stato Numa Pompilio era il capo supremo della religione ed è per questo che va sottolineato l’intenso lavoro iniziato da Numa, di fondere la religione sabina con quella della nuova città di Roma. Varrone (Marco Terenzio Varrone, 116- 28 a. C., celebre scrittore latino di Rieti.) ci da delle notizie sulla provenienza e etimologia sabina di molte divinità, quali Vesta, Fortuna, Fede, Ope, Flora, Termine,Vittoria, Quirino (Il nome Quirino, deriva da Curia (lancia) e corrisponde proprio al marte dei sabini; ci soffermiamo su questa divinità, in quanto, originariamente i due popoli (quello sabino e quello abitante i colli romani) si chiamarono Quiriti (non romani) ed il monogramma S.P.Q.R., voleva dire Senato e Popolo dei Quiriti e dei Romani. Cfr. Edilio Leoni, La sabina nella storia di Roma, op. cit., p. 48 nota 14. ) etc.
Sono da attribuire sempre a Numa Pompilio (testimonianza di Arnobio), le più antiche litanie agli dei dette Indigitamenta Pompiliana (Questi appellativi rituali delle divinità, nomina deorum et rationes ipsorum nominum) vennero in seguito raccolti dai sacerdoti in libris pontificalibus). Da non dimenticare che Numa Pompilio preso i romani stessi, sia per il suo dialogo con la ninfa Egeria, sia per il suo stile di vita, veniva considerato possessore di poteri magici e questo, insieme ad altri fattori ha avvolto quell’epoca nella leggenda, fino a far affermare ad alcuni storici che i primi re di Roma fossero figure leggendarie (nonostante l'alone di leggenda che circonda la figura di Numa Pompilio, nessuno ha mai messo in discussione la sua origine sabina e di recente alcuni scavi archeologici, condotti dal prof. Andrea Carandini, hanno riportato alla luce quella che secondo il suddetto professore, sia stata la casa del re Numa Pompilio; situata accanto al tempio delle Vestali, a sette metri di profondità, si trova una grande dimora che non ha confronti: la Domus Regia , il centro sacrale e politico della città; cfr. Brunella Schisa, Benvenuti a casa Numa Pompilio: a questo indirizzo è nata Roma, in Venerdì di Repubblica, 25-03-2005, pp. 116-117.).

13/10/2011

 

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