Olio extravergine d’oliva: elisir di lunga vita

Oltre a tenere a bada i livelli di colesterolo è indicato per contrastare l’invecchiamento cellulare. Ottimo quando utilizzato a crudo, rappresenta il condimento ideale per i piatti della Dieta Mediterranea

In Italia circa il 40% del totale dei decessi che si verificano ogni anno avviene a causa di malattie cardiovascolari, mentre un’altra grossa quota, il 33%, è causato dalle neoplasie maligne. In entrambe queste condizioni patologiche la dieta svolge un grande ruolo eziologico, come è stato più volte dimostrato da studi diversi che hanno preso il via già agli inizi degli anni 60 e che sono stati condotti secondo metodi diversi: studi clinici sperimentali sull’uomo, studi in laboratorio su animali e studi epidemiologici in popolazioni. Tra questi, in particolare, sono numerosi gli studi di correlazione geografica in base ai quali si confrontano abitudini alimentari e frequenza di malattie in una data popolazione.

Il rischio di sviluppare malattie del cuore e delle arterie in generale è fortemente correlato in maniera positiva con i livelli di colesterolo e trigliceridi circolanti. In particolare, ad essere coinvolto è il colesterolo LDL più noto con il termine di “colesterolo cattivo”. Più colesterolo cattivo nel sangue e più probabilità di avere danni al sistema cardiovascolare. Al contrario, il colesterolo HDL detto anche “colesterolo buono” risulta essere protettivo nei confronti delle nostre arterie.

Per questo, tutti gli alimenti che incrementano i trigliceridi, il colestrolo LDL o diminuiscono il colesterolo HDL sono oggi ritenuti rischiosi e viceversa. In particolare, il consumo di grassi di tipo saturo, e tra questi soprattutto il laurico, il miristico ed il palmitico tutti abbondanti nella carne e nei prodotti di origine animale (p.e. burro), fa aumentare il colesterolo LDL. D’altro canto, il consumo dei cosiddetti grassi monoinsaturi, come l’acido oleico di cui è ricchissimo l’olio d’oliva, fa diminuire il colesterolo LDL e tenderebbe a far aumentare il colesterolo HDL oltre che ad abbassare i trigliceridi. I grassi polinsaturi, distinti in omega-6, prevalenti negli oli vegetali, ed in omega-3, abbondanti nei pesci ed in noci, nocciole e mandorle, tendono a ridurre il colesterolo LDL.

L’olio d’oliva, rispetto a tutti gli altri tipi di grassi, sembra favorire le migliori condizioni per il giusto profilo lipemico antiaterosclerotico.

Già i primi studi epidemiologici nutrizionali degli anni ’60 suggerirono il minor rischio di malattie cardiovascolari cui erano esposte le popolazioni mediterranee rispetto ai paesi nordeuropei e nordamericani e subito si sospettò il ruolo protettivo, tra gli altri, dei condimenti vegetali. L’attenzione si focalizzo immediatamente sull’olio di oliva. Negli anni successivi, si sono andate accumulando prove che il ruolo protettivo dell’olio di oliva rispetto alle malattie cardiovascolari sarebbe mediato non solo dal suo contenuto in acido oleico e dai benefici effetti sul colesterolo ematico, ma anche dalla presenza di alcune altre sostanze contenute in tracce e da vitamine che hanno attività prevalentemente antiossidante. Queste sostanze impedirebbero al colesterolo LDL di ossidarsi, ostacolando uno dei principali passaggi nella catena degli eventi che porta alla formazione della placca aterosclerotica. In particolare è stato documentato l’elevato potere antiossidante dei cosiddetti fenoli. Un consumo costante dei polifenoli dell’olio di oliva risulta associato ad una serie di effetti benefici sulla salute come la riduzione del rischio di cardiopatia ischemica, insorgenza del carcinoma mammario ed anche un miglior controllo della pressione arteriosa.
E’ in questo contesto che si situa il progetto Eurolive (The effect of olive oil consumption on oxidative damage in European populations), studio clinico-nutrizionale, promosso e sponsorizzato dalla Comunità Europea sui fondi del V Programma Quadro, rivolto ad analizzare gli effetti a breve e lungo termine dell’olio di oliva e dei suoi componenti fenolici sull’assetto lipidico, sui danni ossidativi dei lipidi e sulla prevenzione dell’ossidazione delle LDL. I dettagli scientifici dello studio esulano dallo scopo di questo articolo, ma vale la pena di analizzare i risultati.

I risultati principali di impatto pubblico dello studio sono stati:

1) Il contenuto in polifenoli condiziona la capacità dell’olio di oliva di aumentare la quantità di colesterolo HDL circolante, ovvero del cosiddetto “colesterolo buono” (maggiore il contenuto di polifenoli e maggiore la crescita dell’HDL, con parallela riduzione del rapporto di rischio colesterolo totale/HDL);

2) Il contenuto in polifenoli condiziona la capacità dell’olio di oliva di ridurre i marcatori plasmatici di stress ossidativo (maggiore il contenuto di polifenoli e minore il livello dei biomarkers di ossidazione);

3) Il consumo dell’olio di oliva di per sé, indipendentemente dal contenuto fenolico, modifica la composizione in acidi grassi delle LDL, incrementando in modo assolutamente significativo il loro contenuto in acido oleico e acido palmitico: in termini di contenuto relativo di acidi grassi nelle LDL, questo corrisponde in un aumento nel rapporto acidi grassi monoinsaturi (MUFA)/acidi grassi polinsaturi (PUFA) in grado di ridurre l’ossidabilità delle LDL e di conseguenza la loro aterogenicità (al contrario le LDL arricchite in acido linoleico sono più vulnerabili all’ossidazione mediata dai radicali liberi);

4) Tutti gli oli di oliva migliorano l’equilibrio tra le forme ridotte e ossidate di alcune molecole che aumentano il meccanismo endogeno di protezione cellulare contro gli stress ossidativi, indipendentemente dal contenuto in fenoli;

5) Il consumo dell’olio di oliva di per sé sembra essere associato ad una lieve ma significativa riduzione della pressione arteriosa sistolica (3%), indipendentemente dal contenuto in fenoli.

Dunque il consumo di extravergine rappresenta un ottima fonte di quei preziosi elementi utili al benessere del nostro organismo. Ma quali sono le giuste quantità di olio da assumere? Crudo o come alimento di cottura? Sicuramente per una dieta sana ed equilibrata non vanno superate le dosi di tre cucchiai al giorno. E’ importante ricordare infatti che l’olio non è un farmaco, un eccessivo consumo non fa abbassare il colesterolo ma, al contrario, lo innalza! Per quanto riguarda invece il modo in cui lo si utilizza, il consiglio è quello di preferirlo a crudo. Va però anche detto che l’extravergine non è dannoso nei cibi cucinati. Per la sua alta percentuale di acido oleico, l’olio d’oliva ha un elevato punto di fumo ed è stabile alle alte temperature: il mix ideale tra resistenza al calore e contenuto di antiossidanti che lo rende ottimo anche per la cottura.


29/03/2013

 

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